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Primo piano
    Politica


ottobre 2009

Il Direttivo del Circolo PRC "24 Aprile 1994" comunica che:

IL CIRCOLO PRC DI ARENZANO TOGLIE L'APPOGGIO POLITICO ALL'ATTUALE MAGGIORANZA CONSIGLIARE GUIDATA DAL SINDACO LUIGI GAMBINO


 

The Guardian: Italia, l'ombra del fascismo

30 marzo 2009 - di Giuseppe Morea da www.sconfini.eu

La fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale nel Popolo delle Libertà, il cui congresso inaugurale ha imperversato a reti quasi unificate nel corso dello scorso week end, è stato guardato con disilluso interesse anche all'estero. Molti sono i commenti al nuovo cartello berlusconiano, ma quello senza dubbio più critico e provocatorio è del Guardian di Londra: Italia, l'ombra del fascismo (Italy: Fascism's shadow) è il titolo dell'editoriale del quotidiano inglese.

Qui di seguito ne pubblichiamo la traduzione.

"L'obiettivo centrale di Silvio Berlusconi, il Primo Ministro italiano, era da tempo chiaramente e spudoratamente evidente. Fin da quando ha mosso i suoi primi grandi passi nel vuoto politico creatosi nel 1993 dai simultanei scandali di corruzione del governo da un lato, e il collasso del comunismo italiano dall'altro, il signor Berlusconi ha usato la sua carriera politica e il suo potere per proteggere se stesso e il suo impero mediatico dalla legge. Durante il più lungo dei suoi tre periodi come Primo Ministro, il signor Berlusconi non solo ha consolidato la sua già salda presa sul settore italiano dei media - ora ne possiede circa la metà - ma nella passata legislatura si è anche concesso l'immunità dai suoi procedimenti giudiziari. Poi, quando tale legge è stata dichiarata incostituzionale, lo scorso anno il neo rieletto Presidente Berlusconi l'ha portata in una nuova veste ed è con successo diventata legge (il lodo Alfano N.d.T.).

Il signor Berlusconi deve il suo successo alla sua audacia e in modo rilevante anche alla profonda debolezza dei suoi oppositori. La sinistra italiana, in particolare, non è riuscita a dare vita a un'efficace opposizione. Ancora, l'ultimo atto di Berlusconi - la fusione nel suo nuovo blocco del Popolo delle Libertà, completato ieri, della sua Forza Italia con Alleanza Nazionale, che deriva direttamente dalla tradizione fascista di Benito Mussolini - può lasciare un segno più duraturo di quello lasciato da qualunque altro magnate populista, sulla vita pubblica italiana.

A differenza della Germania postbellica, l'Italia del secondo dopoguerra non si è adeguatamente confrontata con la sua eredità fascista. Come risultato, mentre i neofascisti in Germania non sono mai seriamente riemersi, in Italia vi sono state importanti continuità - ereditate da Mussolini - tra cui leggi e dirigenti e la rinascita postbellica del partito fascista sotto un altro nome a dispetto di una cultura pubblica italiana ufficialmente antifascista. Queste continuità sono appena diventate più forti. E' un giorno di vergogna per l'Italia.

D'altro canto, AN ha percorso una lunga strada in questi ultimi 60 anni. Il suo leader Gianfranco Fini, ha rigettato i costumi della vecchia politica e ha portato il suo partito verso il centro. Ha lavorato per più di 15 anni per l'alleanza del signor Berlusconi, parla della necessità di un dialogo con l'Islam, biasima l'antisemitismo e auspica un'Italia multietnica - posizioni che il signor Berlusconi, con le sue campagne anti-zingari, anti-immigrati e la sua predilezione per un razzismo "soft", dovrebbe sforzarsi per avvicinare.

Nonostante le sue lontante origini liberali, l'Italia è storicamente un paese di destra. Ancora, è molto scioccante pensare che ci sarà un capo di governo tra i 20 leader del mondo a Londra per il vertice economico di questa settimana, che ha ricostruito la sua base politica sulle fondamenta gettate dai fascisti e il quale sostiene che come risultato la destra probabilmente rimarrà al potere per generazioni".

 

 

il diritto di sciopero
milano.jpgda "Unità e libertà sindacale nella Costituzione" di Giuseppe Di Vittorio

Il diritto di associazione comporta la libertà di azione delle singole associazioni, per l’adempimento dei loro compiti e per la realizzazione degli scopi per i quali sono state costituite.
Le libertà sindacali, che si riassumono nella piena libertà di riunione, di discussione, di manifestazione, di astensione dal lavoro ecc., comportano il diritto di sciopero. Questo diritto non è più contestato da nessuno, ad eccezione dello sciopero relativo a servizi pubblici.
Da parte di coloro che sostengono doversi vietare per legge lo sciopero dei servizi pubblici, si osserva che tali scioperi non sono leciti in quanto hanno la conseguenza di danneggiare la massa dei cittadini estranei alla contesa. Un’altra osservazione degna di rilievo è che gli impiegati pubblici, avendo uno statuto giuridico particolare, che li lega allo Stato o ad altri enti pubblici, non dovrebbero in alcun caso poter scioperare.
L’una e l’altra osservazione sono di peso e vanno tenute nel debito conto. Ma esse non sono tali da giustificare la negazione del diritto di sciopero ai lavoratori dei servizi pubblici.


In linea di principio, lo Stato, gli enti e le ditte private esercenti un servizio pubblico sono dei datori di lavoro come tutti gli altri e, come gli altri, possono trovarsi in conflitto d’interessi coi propri lavoratori.

Se si toglie a questi lavoratori il diritto di sciopero, quale altro mezzo veramente efficace rimane loro per far valere i propri diritti?

È attraverso lo sciopero che i lavoratori – poveri e deboli isolatamente – affermano la propria potenza e l’indispensabilità della loro funzione sociale.

In tutti i paesi civili il diritto di sciopero è considerato soprattutto un mezzo di difesa dell’integrità della personalità umana. Il divieto di sciopero, per qualsiasi categoria di lavoratori, è una mutilazione della personalità, è incompatibile col principio della libertà del cittadino e si riallaccia piuttosto a quello del lavoro forzato, che presuppone una condanna.

Il divieto di sciopero in qualsiasi servizio, infine, formerebbe delle categorie di cittadini minorati,privati di determinati diritti, che sono riconosciuti ad altri cittadini.

Uno Stato democratico ha il dovere di riconoscere e di garantire il diritto di sciopero a tutti i lavoratori, senza nessuna eccezione.

L’affermazione di questo principio non può significare, peraltro, che non si debba tener conto delle obiezioni cui abbiamo accennato.

Dato il fatto che lo sciopero in un servizio pubblico può danneggiare un gran numero di persone estranee alla vertenza, occorre una remora che ne freni l’uso e ne eviti gli abusi. Ma questa remora non può consistere nel diniego d’un diritto incontestabile, bensì nella coscienza civica degli stessi lavoratori dei servizi pubblici, i quali sono consapevoli delle conseguenze particolarmente gravi del loro sciopero. Un’altra remora spontanea è costituita dall’interesse che hanno i lavoratori di altre branche di lavoro di evitarne gli abusi (dato che sarebbero fra i danneggiati) e che sono rappresentati dalla stessa organizzazione sindacale intercategoriale.

L’efficacia di queste remore libere e spontanee è comprovata dal fatto che la Confederazione generale italiana del lavoro ha sancito spontaneamente nel proprio statuto sociale – approvato all’unanimità dal suo primo Congresso nazionale – il principio che lo sciopero nei servizi pubblici sia da evitare in tutta la misura del possibile e che, comunque, vi si possa far ricorso soltanto dopo aver esperito invano tutti i tentativi di conciliazione e previa autorizzazione del Comitato direttivo confederale, cioè della suprema direzione della Confederazione generale italiana del lavoro.

Questa remora, oltre che la sola possibile in un regime democratico, è anche la sola efficace.

15 marzo 2009

 

PRC richiede il ritiro delle deleghe all' Assessore Massimo Lauria COMUNICATO STAMPA

Il Circolo del Partito della Rifondazione Comunista "24 Aprile 1994" a seguito del Consiglio Comunale del 10 febbraio 2009, intende ribadire la propria autonomia come forza politica comunista e ciò non presuppone nessuna delega di rappresentanza ad altri nuovi partiti, movimenti nascenti ne tanto meno a fantomatici nuovi gruppi consiliari.

Pertanto informiamo che Rifondazione Comunista di Arenzano, diversamente da quanto annunciato in consiglio comunale e divulgato pubblicamente, non aderisce al gruppo consiliare denominato "la Sinistra" e con rammarico ci vediamo costretti a richiedere al Sindaco il ritiro delle deleghe al nostro assessore Massimo Lauria e la nomina di un assessore esterno indicato dal Partito.

Il Direttivo del Circolo PRC di Arenzano "24 Aprile 1994"

11 febbraio 2009




Primo piano
    Iniziative


Salario sociale e lista unitaria

milano.jpgdi Paolo Ferrero

Lo sprofondo dell'economia statunitense segnala in questi giorni la pesantezza della crisi. Come diciamo da mesi la crisi è profondissima e sarà una crisi "costituente", che cambierà il volto dell'Italia. E' una crisi del sistema capitalistico, ingenerata dalla finanziarizzazione dell'economia e dalla compressione della massa salariale. Non è quindi la crisi della globalizzazione neoliberista ma il frutto legittimo - anche se avvelenato - di quella globalizzazione. Le politiche liberiste praticate per anni hanno portato al blocco del meccanismo di accumulazione capitalistico. E' quindi una crisi di sistema da cui non è possibile uscire senza profondi sconquassi del sistema stesso. Negli Stati Uniti Obama sta dando una risposta che rompe decisamente con le politiche reaganiane e pone alcuni elementi di sinistra. Far pagare più tasse ai ricchi per costruire un sistema sanitario nazionale - per i poveri - non è solo un atto simbolico.

In Italia il governo, riproponendo in pieno il programma della P2, persegue una uscita da destra dalla crisi, sul piano istituzionale, sociale e culturale. Sul piano istituzionale lavora - con contraddizioni - per scardinare la Costituzione: mette in discussione l'autonomia della magistratura e propone l'elezione diretta del Capo dello stato. Sul piano sociale lavora per la distruzione del sindacato di classe, lo smantellamento del diritto di sciopero, la distruzione del contratto di lavoro e la conseguente ulteriore compressione salariale. Sul piano culturale propone un impasto di clericalismo integralista con il razzismo della lega e la guerra tra i poveri come orizzonte quotidiano. L'azione del governo ha contraddizioni al suo stesso interno ma ha il suo punto di forza nella incapacità dell'opposizione parlamentare di avanzare un'alternativa. Al di là della buona proposta di Franceschini sull'indennità di disoccupazione, la dice lunga sulla situazione il fatto che il piano anticrisi del Pd, messo a punto da Bersani, non contenga il tema della redistribuzione del reddito e si collochi così a destra di Obama.

In questo contesto noi abbiamo lavorato alla ripresa del radicamento sociale del partito, con iniziative di lotta, con la generalizzazione delle iniziative contro il carovita, partecipando al complesso delle mobilitazioni nazionali e locali. Detto questo, il motore di queste mobilitazioni è stato sin ora la Cgil, che ha costruito la spina dorsale dell'opposizione e delle lotte. Si tratta ora di fare un salto di qualità su almeno tre piani.

In primo luogo la quantità delle mobilitazioni. Ieri a Torino si è svolta una importante e partecipata manifestazione della Cgil contro la crisi; si tratta di generalizzare iniziative di questo tipo e di renderle più capillari.


Occorre organizzare una discussione sulle cause della crisi e sulle modalità di uscita dalla crisi su tutto il territorio, in ogni comune, sui luoghi di lavoro. Occorre organizzare e coordinare coloro che perdono il lavoro. Occorre costruire risposte collettive a drammi che altrimenti vengono vissuti come individuali. Mi pare che per ora la discussione tocchi soprattutto gli addetti ai lavori. Dobbiamo rapidamente fornire momenti di incontro, discussione, comprensione e organizzazione che tocchino larga parte di coloro che sono colpiti dalla crisi, non solo le persone politicizzate. Occorre estendere l'iniziativa al di fuori dei recinti di chi già fa politica.

In secondo luogo occorre fare un salto di qualità nel conflitto. Posso sbagliarmi, ma alle iniziative di lotta nate dopo l'onda studentesca, partecipano soprattutto i lavoratori organizzati sindacalmente. I giovani, i lavoratori precari, a tempo determinato, che operano nelle piccole e piccolissime imprese, così come i disoccupati, sono sostanzialmente estranei a queste mobilitazioni. Stanno cioè scendendo in piazza coloro che hanno una rete di tutele mentre coloro che sono più esposti alla crisi sono abbandonati a se stessi e alla guerra tra i poveri. Occorre avanzare una proposta unificante, che dentro la crisi ricostruisca l'unità tra lavoratori e disoccupati, tra nord e sud del paese. Fino ad ora abbiamo proposto la generalizzazione della cassa integrazione a tutti coloro che perdono il posto di lavoro. Si tratta di una parola d'ordine giusta ma non sufficiente. Propongo di costruire da subito una campagna di massa per il salario sociale per i disoccupati. Generalizzazione della cassa integrazione e salario sociale per i disoccupati devono diventare una campagna di massa nel nord e nel sud del paese, coinvolgere i lavoratori che rischiano il posto di lavoro, i disoccupati, gli studenti. Il salario sociale ai disoccupati è la principale misura da rivendicare per evitare la guerra tra i poveri e per allargare il fronte di lotta.

In terzo luogo occorre affrettare la costruzione di una lista unitaria per le europee che unifichi la sinistra anticapitalista e comunista su una proposta di uscita da sinistra dalla crisi. Abbiamo sempre detto che il terreno europeo è il terreno su cui agire la proposta dell'alternativa; questo è tanto più vero oggi, nella crisi; per questo diciamo che la lista deve rafforzare la sinistra anticapitalista in Europa e quindi il Gue, il gruppo unitario della sinistra in Europa. Proponiamo di partire dal simbolo di Rifondazione Comunista e vogliamo - nel rispetto della dignità di ogni soggetto - aggregare tutti i partiti, le associazioni, i movimenti che su questa prospettiva anticapitalistica di uscita a sinistra dalla crisi vogliono spendersi. Non si tratta solo di fare un accordo tra partiti; i diversi progetti politici che legittimamente muovono le diverse forze politiche non possono diventare il centro attorno a cui costruire la lista o l'ostacolo per non farla. La costruzione di una lista unitaria della sinistra anticapitalista e comunista, in cui tutti si possano riconoscere, è un progetto necessario e a portata di mano. Occorre farla e Rifondazione Comunista propone di farla rapidamente, evitando ogni settarismo e ogni inutile polemica.


1 Marzo 2009


Primo piano
    Elezioni

Una lista unitaria in Europa per costruire l'alternativa al duopolio Pd-Pdl
sinistra_europea.gifLe forze della sinistra europea a confronto prima delle prossime elezioni. Il primo incontro tra Paolo Ferrero e Cayo Lara (Isquierda Unida, Spagna), coordinato dal responsabile nazionale esteri del Prc Fabio Amato si è tenuto sabato a Perugia


 

Primo piano
    Iniziative

23 febbraio-1° marzo: una settimana di campagna straordinaria: tutti i circoli mobilitati per il Prc e per «Liberazione»
di Claudio Grassi, responsabile Organizzazione segreteria nazionale Prc                                                bandierarifondazione.jpg

Dopo aver realizzato il 24 e il 25 gennaio scorsi due giornate per il tesseramento, sulla base del positivo riscontro che abbiamo avuto, riteniamo utile darvi continuità. Proponiamo una settimana - dal 23 febbraio al 1 marzo - di mobilitazione straordinaria di tutti i circoli. Avanzando questa proposta, non vogliamo solo sollecitare assemblee degli iscritti per rinnovare la adesione al Partito, cosa di per sé importantissima, ma fare qualcosa di più. La situazione che stiamo vivendo, infatti, è eccezionale e non può che essere affrontata come tale.


     

Il CIRCOLO E' APERTO TUTTI I MERCOLEDI

DALLE ORE 21

ALLE ORE 23


Campagne nazionali
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