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The Guardian: Italia, l'ombra
del fascismo
30 marzo 2009 - di Giuseppe Morea da www.sconfini.eu
La fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale nel Popolo delle
Libertà, il cui congresso inaugurale ha imperversato a reti
quasi unificate nel corso dello scorso week end, è stato
guardato con disilluso interesse anche all'estero. Molti sono i
commenti al nuovo cartello berlusconiano, ma quello senza dubbio
più critico e provocatorio è del Guardian di Londra:
Italia, l'ombra del fascismo (Italy:
Fascism's shadow) è il titolo dell'editoriale del quotidiano
inglese.
Qui di seguito ne pubblichiamo la traduzione.
"L'obiettivo centrale di Silvio Berlusconi, il Primo Ministro
italiano, era da tempo chiaramente e spudoratamente evidente. Fin
da quando ha mosso i suoi primi grandi passi nel vuoto politico
creatosi nel 1993 dai simultanei scandali di corruzione del governo
da un lato, e il collasso del comunismo italiano dall'altro, il
signor Berlusconi ha usato la sua carriera politica e il suo potere
per proteggere se stesso e il suo impero mediatico dalla legge.
Durante il più lungo dei suoi tre periodi come Primo Ministro,
il signor Berlusconi non solo ha consolidato la sua già salda
presa sul settore italiano dei media - ora ne possiede circa la
metà - ma nella passata legislatura si è anche concesso
l'immunità dai suoi procedimenti giudiziari. Poi, quando
tale legge è stata dichiarata incostituzionale, lo scorso
anno il neo rieletto Presidente Berlusconi l'ha portata in una nuova
veste ed è con successo diventata legge (il lodo Alfano N.d.T.).
Il signor Berlusconi deve il suo successo alla sua audacia e in
modo rilevante anche alla profonda debolezza dei suoi oppositori.
La sinistra italiana, in particolare, non è riuscita a dare
vita a un'efficace opposizione. Ancora, l'ultimo atto di Berlusconi
- la fusione nel suo nuovo blocco del Popolo delle Libertà,
completato ieri, della sua Forza Italia con Alleanza Nazionale,
che deriva direttamente dalla tradizione fascista di Benito Mussolini
- può lasciare un segno più duraturo di quello lasciato
da qualunque altro magnate populista, sulla vita pubblica italiana.
A differenza della Germania postbellica, l'Italia del secondo dopoguerra
non si è adeguatamente confrontata con la sua eredità
fascista. Come risultato, mentre i neofascisti in Germania non sono
mai seriamente riemersi, in Italia vi sono state importanti continuità
- ereditate da Mussolini - tra cui leggi e dirigenti e la rinascita
postbellica del partito fascista sotto un altro nome a dispetto
di una cultura pubblica italiana ufficialmente antifascista. Queste
continuità sono appena diventate più forti. E' un
giorno di vergogna per l'Italia.
D'altro canto, AN ha percorso una lunga strada in questi ultimi
60 anni. Il suo leader Gianfranco Fini, ha rigettato i costumi della
vecchia politica e ha portato il suo partito verso il centro. Ha
lavorato per più di 15 anni per l'alleanza del signor Berlusconi,
parla della necessità di un dialogo con l'Islam, biasima
l'antisemitismo e auspica un'Italia multietnica - posizioni che
il signor Berlusconi, con le sue campagne anti-zingari, anti-immigrati
e la sua predilezione per un razzismo "soft", dovrebbe
sforzarsi per avvicinare.
Nonostante le sue lontante origini liberali, l'Italia è
storicamente un paese di destra. Ancora, è molto scioccante
pensare che ci sarà un capo di governo tra i 20 leader del
mondo a Londra per il vertice economico di questa settimana, che
ha ricostruito la sua base politica sulle fondamenta gettate dai
fascisti e il quale sostiene che come risultato la destra probabilmente
rimarrà al potere per generazioni".
il diritto di sciopero
da "Unità e libertà sindacale nella Costituzione"
di Giuseppe Di Vittorio
Il diritto di associazione comporta la libertà di azione
delle singole associazioni, per l’adempimento dei loro compiti e
per la realizzazione degli scopi per i quali sono state costituite.
Le libertà sindacali, che si riassumono nella piena libertà
di riunione, di discussione, di manifestazione, di astensione dal
lavoro ecc., comportano il diritto di sciopero. Questo diritto non
è più contestato da nessuno, ad eccezione dello sciopero
relativo a servizi pubblici.
Da parte di coloro che sostengono doversi vietare per legge lo sciopero
dei servizi pubblici, si osserva che tali scioperi non sono leciti
in quanto hanno la conseguenza di danneggiare la massa dei cittadini
estranei alla contesa. Un’altra osservazione degna di rilievo è
che gli impiegati pubblici, avendo uno statuto giuridico particolare,
che li lega allo Stato o ad altri enti pubblici, non dovrebbero
in alcun caso poter scioperare.
L’una e l’altra osservazione sono di peso e vanno tenute nel debito
conto. Ma esse non sono tali da giustificare la negazione del diritto
di sciopero ai lavoratori dei servizi pubblici.
In linea di principio, lo Stato, gli enti e le ditte private esercenti
un servizio pubblico sono dei datori di lavoro come tutti gli altri
e, come gli altri, possono trovarsi in conflitto d’interessi coi
propri lavoratori.
Se si toglie a questi lavoratori il diritto di sciopero, quale
altro mezzo veramente efficace rimane loro per far valere i propri
diritti?
È attraverso lo sciopero che i lavoratori – poveri e deboli
isolatamente – affermano la propria potenza e l’indispensabilità
della loro funzione sociale.
In tutti i paesi civili il diritto di sciopero è considerato
soprattutto un mezzo di difesa dell’integrità della personalità
umana. Il divieto di sciopero, per qualsiasi categoria di lavoratori,
è una mutilazione della personalità, è incompatibile
col principio della libertà del cittadino e si riallaccia
piuttosto a quello del lavoro forzato, che presuppone una condanna.
Il divieto di sciopero in qualsiasi servizio, infine, formerebbe
delle categorie di cittadini minorati,privati di determinati diritti,
che sono riconosciuti ad altri cittadini.
Uno Stato democratico ha il dovere di riconoscere e di garantire
il diritto di sciopero a tutti i lavoratori, senza nessuna eccezione.
L’affermazione di questo principio non può significare,
peraltro, che non si debba tener conto delle obiezioni cui abbiamo
accennato.
Dato il fatto che lo sciopero in un servizio pubblico può
danneggiare un gran numero di persone estranee alla vertenza, occorre
una remora che ne freni l’uso e ne eviti gli abusi. Ma questa remora
non può consistere nel diniego d’un diritto incontestabile,
bensì nella coscienza civica degli stessi lavoratori dei
servizi pubblici, i quali sono consapevoli delle conseguenze particolarmente
gravi del loro sciopero. Un’altra remora spontanea è costituita
dall’interesse che hanno i lavoratori di altre branche di lavoro
di evitarne gli abusi (dato che sarebbero fra i danneggiati) e che
sono rappresentati dalla stessa organizzazione sindacale intercategoriale.
L’efficacia di queste remore libere e spontanee è comprovata
dal fatto che la Confederazione generale italiana del lavoro ha
sancito spontaneamente nel proprio statuto sociale – approvato all’unanimità
dal suo primo Congresso nazionale – il principio che lo sciopero
nei servizi pubblici sia da evitare in tutta la misura del possibile
e che, comunque, vi si possa far ricorso soltanto dopo aver esperito
invano tutti i tentativi di conciliazione e previa autorizzazione
del Comitato direttivo confederale, cioè della suprema direzione
della Confederazione generale italiana del lavoro.
Questa remora, oltre che la sola possibile in un regime democratico,
è anche la sola efficace.
15 marzo 2009
PRC richiede il ritiro delle deleghe
all' Assessore Massimo Lauria COMUNICATO STAMPA
Il Circolo del Partito della Rifondazione Comunista "24
Aprile 1994" a seguito del Consiglio Comunale del 10 febbraio
2009, intende ribadire la propria autonomia come forza politica
comunista e ciò non presuppone nessuna delega di rappresentanza
ad altri nuovi partiti, movimenti nascenti ne tanto meno a fantomatici
nuovi gruppi consiliari.
Pertanto informiamo che Rifondazione Comunista di Arenzano, diversamente
da quanto annunciato in consiglio comunale e divulgato pubblicamente,
non aderisce al gruppo consiliare denominato "la Sinistra"
e con rammarico ci vediamo costretti a richiedere al Sindaco il
ritiro delle deleghe al nostro assessore Massimo Lauria e la nomina
di un assessore esterno indicato dal Partito.
Il Direttivo del Circolo PRC di Arenzano "24 Aprile 1994"
11 febbraio 2009
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